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Era il 2007 quando il collezionista Peter Silvermann acquistò, in una galleria di Manhattan, per 19 mila dollari, una piccola pergamena che aveva già attirato la sua attenzione qualche anno prima in un’asta da Christie’s. L’attribuzione alla scuola tedesca dei Nazareni del XIX secolo non lo convinceva, soprattutto per la raffinata sensibilità che si celava dietro quei delicati tratti a penna e inchiostro. Silvermann iniziò così uno studio approfondito dell’opera che vide coinvolti massimi esperti e studiosi, come Nicholas Turner, ex conservatore di stampe e disegni del British Museum, Martin Kemp, docente dell’Università di Oxford e uno tra i massimi conoscitori di Leonardo da Vinci, assieme a Carlo Pedretti, professore emerito di storia dell’arte all’Università della California.
Lo studio dell’opera li vide tutti d’accordo: si trattava di un piccolo capolavoro del grande Leonardo da Vinci, tesi supportata anche dalle più moderne tecnologie. L’analisi al carbonio-14, infatti, che permette di datare i materiali di origine organica, la farebbe risalire a un periodo compreso tra il 1450 e il 1650, mentre i raggi infrarossi hanno riscontrato parallelismi stilistici con altre opere di Leonardo. Infine l’ipotesi avvalorava che il disegno, di grande precisione anatomica, fosse opera di un artista mancino.
L’opera fu quindi spedita alla Lumière-Technology di Parigi, per essere esaminata dal geniale ingegnere Pascal Cotte, inventore di un macchinario multispettrale ad altissima risoluzione. E cosa venne fuori? Un’impronta digitale, compatibile con quella ritrovata anche nel San Girolamo e sulla Dama con l’ermellino.

Ora agli esperti non rimane che identificare quel bellissimo profilo. Abito e acconciatura, nota come “coazzone”, sono riferibili alla moda milanese di corte di fine Quattrocento, quindi il profilo doveva appartenere alla cerchia della corte degli Sforza, dove Leonardo fu presente per diversi anni, dal 1481 al 1499. Martin Kemp e Pascal Cotte, dopo diversi studi, identificarono la dama con Bianca Sforza (1482-1496), figlia illegittima di Ludovico e della sua amante Bernardina de Corradis.
I tre fori sul margine sinistro suggerivano inoltre che la pergamena facesse parte di un libro rilegato e la conferma che si trattasse dello Sforziade di Varsavia, una sorta di biografia dei duchi di Milano, giunse con la prova definitiva direttamente dalla Polonia.
Una scoperta sensazionale dunque, ma tanti sono gli scettici come chi, pur avendo sotto mano la piccola pergamena, si è fatto scappare un’opera il cui valore oggi potrebbe superare i 100 milioni di euro.

Marianna Perazzini

Leonardo’s lost princess, di Peter Silvermann e Catherine Whitney, ed. Piemme, 2012

La bella Principessa, di Martin Kemp e Pascal Cotte, ed. Mandragora, 2012