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Luci e ombre di Nicoletta Ceccoli

Occhi di bambina, volti celesti, carnagione di porcellana sono immersi in mondi surreali, onirici, da approdo lunare. L’innocenza dell’adolescenza si fonde con il sogno che da idilliaco diventa inquietante, perché richiama alla mente visioni di un inconscio sommerso. Così potremmo introdurre le opere di Nicoletta Ceccoli, illustratrice di libri d’infanzia, che con i suoi disegni ha affascinato l’Europa. Classe ‘73, Ceccoli si diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Urbino, nella sezione cinema d’animazione. Ben presto però scopre una vera e propria passione per l’illustrazione alla quale si dedicata anima e corpo, pubblicando più di 20 opere, edite dalle più grandi case editrici italiane e molte straniere. Vincitrice nel 2001 del premio Andersen-Baia delle Favole quale migliore illustratore dell’anno e l’anno dopo del Award of Excellence di Communication Art (USA) per le illustrazioni del Pinocchio (Mondadori), Nicoletta Ceccoli si racconta e inizia definendo in maniera puntuale la sua filosofia artistica.
Che cosa è l’arte autentica?
Ogni forma di espressione artistica che comporti una ricerca seria. Il percorso è importante per apprezzare il risultato. La storia dell'arte è fatta di corsi e ricorsi, momenti di rifiuto per la figurazione per concentrarsi su espressioni più concettuali, sperimentazione estrema e tradizione che si alternano, citano e rincorrono. M’interessa l’arte in cui posso riconoscere uno sguardo originale sulla realtà, in qualunque forma la faccia.
Si impara dall’arte o dall’artista?
Tutti gli artisti che amo mi insegnano anche senza averli mai incontrati. Mi emozionano, me li porto addosso come tutti gli incontri, i viaggi, le cose osservate e vissute. Chi crea è come un albero che trae il nutrimento della sua esperienza, dalle sue radici e le trasforma lentamente in nuove foglie.

“[…] La perfezione nel mestiere è essenziale per ogni artista”. Lo scriveva W. Gropius, nel manifesto programmatico del Bauhaus. Quanto è vero nel mondo della tecnologia?
Quando uso il computer per creare, mi richiede altrettanta fatica, “mestiere” e cura dei pennelli e matite tradizionali. Il computer comporta le sue sfide, come le tecniche classiche, solo diverse.
Una donna che disegna personaggi femminili, cosa pensa della donna nel mondo dell’arte? Amo molto alcune artiste surrealiste del Novecento come Rimedio Varo e Legno Fini. Purtroppo le donne in passato non hanno potuto fare sentire le loro voci, la Gentileschi, la Garzoni, la Carriera sono le poche che si ricordano. Il ruolo della donna nell’arte era solo di musa ispiratrice di pittori uomini. Oggi è diverso per fortuna. Quando disegno, penso alle mie bambine come creature volitive, forti e fragili nello stesso tempo. Che non hanno più bisogno di trovare la salvezza tra le braccia del principe azzurro. Anzi. Le mie giovani adolescenti non sono più bambine e non ancora donne. Me ne servo per descrivere una delicata nostalgia. Esprimono vanità, fragilità, crudeltà con grazia e bellezza allo stesso tempo. Le sento come dei miei alter ego, come loro, dentro di me io non mi sento ancora pronta a crescere. Le mie illustrazioni amano giocare con le contraddizioni. Sono eccentriche ma anche inquietanti, oniriche, fanno pensare. Come il lato oscuro di una filastrocca, un sogno di cose deliziose con una piccola zona d'ombra.

nicolettaceccoli.com