Frieze Zona Maco

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tratto da "AI_n.62_Giallo_La Tecnica"

Quando sentiamo dire “Cavallino Rampante” di sicuro immaginiamo il nero del fiero animale, il giallo dello sfondo e l’inimitabile rosso di un bel cofano delle mitiche auto. In realtà bisognerebbe anche immaginare l’azzurro dei cieli nei quali il Maggiore Francesco Baracca (Lugo, 9 Maggio 1888 – Nervesa della Battaglia, 19 Giugno 1918), asso della Prima Guerra Mondiale, si avventurava con coraggio e grande onore: “è all'apparecchio che io miro, non all'uomo”. Il cavallino era infatti dipinto sul suo apparecchio, preso forse dallo stemma del 2° Reggimento di Cavalleria “Piemonte reale” oppure adottato – secondo il codice degli Assi – in onore del quinto nemico abbattuto, originario di Stoccarda. Quando il 17 Giugno 1923 Enzo Ferrari vinse il Gran Premio del Circuito del Savio incontrò il Conte Baracca, padre di Francesco. Successivamente la Contessa Baracca chiese a Enzo Ferrari di utilizzare sulle sue vetture il “Cavallino” del figlio, come portafortuna. L’audacia del giovane Enzo forse le ricordava il suo Francesco, perso troppo presto.


Una corsa molto lunga, quindi, quella di questo cavallino. Le stupende autovetture della casa Modenese, capaci di ammaliare a prima vista e di far innamorare al primo giro di pistoni, si possono a tutti gli effetti considerare come i “cavalli” di Enzo Ferrari. Prendere i migliori esemplari e metterli al riparo sotto un gigantesco cofano giallo modena era forse la cosa giusta da fare. Chissà che non sia stato questa l’idea alla base del progetto del museo inaugurato nel realizzato da Andrea Morgante, fondatore di Shiro Studio, che l’ha progettato insieme allo scomparso Jan Kaplický. La casa natale di Enzo è il centro del Museo Casa Enzo Ferrari, mentre la modernissima galleria con il tetto giallo offre un rifugio sicuro alle sue creature ed un luogo di mistica contemplazione ai visitatori. Travolti dai colori, suggestionati dall’eco delle imprese del passato, inebriati dall’Audacia, dal Coraggio, dall’Incoscienza. Chissà se, una volta entrati nella galleria, si riuscirà a tenere a freno l’istinto di salire in groppa ai “cavalli”, girare la chiavetta e partire a manetta…