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My girl friend is in a coma
(Christina Magnanelli Weitensfelder, no.63 Rubin Red - The Style)

«Rubavo per il bene dello Stato». (Paflagone - Grecia, IV secolo a.C.)

Lettera d’amore ad Annalisa Piras, regista di Girlfriend in a Coma. Mi rivolgo a Lei, che si è seduta al capezzale dell’Italia assieme a Bill Emmott con amorevole sguardo, osservando ogni sintomo di peggioramento o miglioramento. La citazione di Paflagone è un mettere le mani avanti, e la domanda è: la corruzione di massa, in fondo si parla di questo nel vostro documentario, è materia antica. Perché da noi, in Italia, ha attecchito più che in altri paesi? «Secondo la classifica di Transparency International l’Italia è il paese più corrotto d’Europa, settantaduesimo nel mondo, tra il Ghana e Samoa. Perché questo triste primato? E’ impossibile trovare una singola ragione. Ma nel nostro film, molti degli intervistati offrono indizi. Umberto Eco dice che il peccato numero uno degli Italiani è la mancanza del senso dello stato. E la corruzione è sempre legata al fallimento delle istituzioni, e alla mancanza di una cultura di rispetto del bene comune. È chiaro che l’Italia ha un difetto congenito: nata da poco, la nazione dai “mille campanili” è afflitta dalla costante frammentazione in mille particolarismi, è uno stato immaturo, ancora lontano da una cultura civica condivisa a livello nazionale. A peggiorare le cose c’è poi la cultura cattolica che tende a permettere una doppia morale, quella pubblica e quella interiore, con la quale si ritiene di poter venire a compromessi, con impunità». Il cambiamento, termine che oramai in Italia è quasi un mantra, da chi dovrebbe partire? Dalla politica? Dalla società civile? O da azioni come Girlfriend in a Coma? «”Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, diceva Gandhi, ed io credo che questo sia il messaggio fondamentale del nostro film. L’ignavia è il nemico che gli italiani devono sconfiggere dentro di sé. Il film voleva essere un contributo a questo esame di coscienza che l’Italia stenta a intraprendere. Il cambiamento deve venire da noi tutti, oggi, in questo momento. Non si può sempre dare la colpa a qualcun altro, o attendere il leader che verrà». Un film fatto in Inghilterra che parla all’Italia, sottolineando aspetti che nello stivale sono nascosti ed evitati, da decenni. Come ricostruire una storia che ci è stata tolta? Come far capire alle nuove generazioni l’importanza dei diritti civili per i quali si è lottato, e la durezza di quelle lotte di qui bisognerebbe avere memoria, come avete sottolineato nel documentario?


«Facendogli vedere Girlfriend in a Coma? Scherzi a parte io credo che sia necessaria e urgente una battaglia culturale a trecentosessanta gradi. A partire dalle scuole e dalle università. In questo senso, quello che ci ha riempito di speranza è stato vedere come la società civile ha risposto al nostro film. Soprattutto con le proiezioni indipendenti nelle università organizzate dagli studenti. Abbiamo visto con i nostri occhi che le persone consapevoli dell’imbarbarimento culturale dell’Italia sono tantissime. Hanno bisogno di contarsi, di unire le forze e di alzare la voce». Non trova che ci sia il grande problema di una grave mancanza di alfabetizzazione culturale post industriale che, per un motivo o un altro, in Italia non c’è stata? «Senza dubbio. Si dimentica troppo spesso che l’Italia è un paese molto arretrato culturalmente. Nel 2002 il 63% degli italiani sopra i 15 anni aveva al massimo la licenza media. In uno studio internazionale dell’O.E.C.D. (Adult Literacy And Life Skills) siamo tra gli ultimi per livelli di literacy, con la più grande ineguaglianza tra la popolazione. Secondo il grande linguista Tullio De Mauro, l’Italia, che è partita in ritardo nell’alfabetizzazione, ha accresciuto il suo handicap sottovalutando l’analfabetismo di ritorno che ha colpito tutte le società avanzate. Tutto ciò nella quasi totale indifferenza della classe politica e nell’inconsapevolezza generale. Girando il film ci siamo resi conto anche di quanto poco diffusa sia la conoscenza dell’inglese nella classe dirigente. Come si fa a capire veramente i grandi cambiamenti avvenuti nel mondo negli ultimi venti anni se si leggono solo i giornali italiani? E questo danneggia ovviamente anche l’economia, privando il paese di opportunità cruciali per rilanciare la crescita». Il 15 luglio, a Londra, si è tenuto un dibattito su giornalismo servile e d’informazione, un confronto tra stampa italiana ed inglese. In Italia avremo la forza di tornare ad una sana coscienza civile? «Bisogna volerlo. Le energie ci sono. Le persone civili in Italia sono tante ma spesso si ha l’impressione che siano silenziose, sopraffatte dallo schiamazzo delle persone che civili non sono. La tecnologia però oggi ci aiuta. La disinformazione si può combattere online. Le informazioni si possono condividere, le persone si possono aggregare e mobilitare. Noi sul nostro sito ? www.girlfriendinacoma.eu ? continuiamo e continueremo ad incoraggiare una cittadinanza attenta e attiva. Anche a livello europeo. La comune crisi morale in Europa è l’argomento del nostro prossimo film. La battaglia è lunga, e richiede le energie e l’impegno di tutti. C’é un famoso detto francese che recita: “Le sole battaglie che si è sicuri di perdere sono quelle che si rinuncia a combattere”. Bisogna volerla risvegliare la nostra “Girlfriend in a coma”».