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Ti presento i CASTIGLIONI
(Roberto Palumbo, no.64 Blue Turquoise - the inspiration)

Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni hanno dato vita ad interi universi costellati di quegli oggetti innovativi, a volte magici, che fuoriuscivano dalla loro geniale fantasia. Con tono ironico, a volte giocoso, hanno realizzato una grandissima serie di opere che spaziano tra Il design industriale, l’architettura, gli allestimenti ed il design d’interno superando i confini italiani fino ad essere rappresentati in una mostra permanente al Moma di New York. Abbiamo raggiunto Carlo e Giovanna Castiglioni, figli di Achille, per porre loro qualche domanda e farci raccontare la storia della loro famiglia.
Il primo studio Castiglioni nasce a Milano nel 1936, in Corso di Porta Nuova, da una parte dei locali che nonno Giannino lascia a Livio Castiglioni, il più anziano dei fratelli. Ci racconta chi era Giannino Castiglioni?
«Giannino Castiglioni nacque a Milano il 4 maggio del 1884. Nei primi anni della sua infanzia abitò con la propria famiglia, composta dal padre, dalla madre e dal fratello Achille. Compì i suoi studi artistici presso l’Accademia di Brera e ne uscì nel 1906 presentando, lo stesso anno, la sua prima opera scultorea all’Esposizione Internazionale di Milano. Lavorava come “medaglista” presso la fonderia Johnson, che aveva la sua fabbrica in un edificio che si apriva in Piazza S. Maria degli Angeli, all’inizio di Corso di Porta Nuova.»
«Ricordo questo fatto non per pignoleria o piacere del dettaglio, ma perché attraverso questo lavoro “fisso” gli fu permesso di sposare a Monza, nel 1907, Livia Bolla, figlia di un austero professore di lettere, preside del Liceo Zucchi di Monza, che aveva conosciuto durante alcuni periodi di villeggiatura sul lago di Como. Dopo il matrimonio Giannino Castiglioni andò ad abitare sempre in Corso di Porta Nuova, dove già risiedeva la sua famiglia, e qui, al numero civico 22, nacquero i figli: Piera (1910), Livio (1911), Pier Giacomo (1913) ed Achille (1918), nella stessa via dove aveva lo studio.»
«Giannino Castiglioni ha seguito un percorso artistico lontano dalle avanguardie moderniste del tempo; è oggi poco conosciuto dai più, ma Milano è cosparsa di sue opere: la fontana di S.Francesco in piazza S. Maria degli Angeli, la porta del Duomo che rappresenta la storia di S. Ambrogio, il Cristo Re che sovrasta l’entrata dell’Università Cattolica, il monumento ai caduti della Resistenza in Piazzale Loreto. Ai Milanesi Giannino Castiglioni è noto quindi per le molte fontane, per la serie di opere celebrative al Cimitero Monumentale, per il racconto della storia di Sant’Ambrogio che lo scultore trascrive su una delle porte del Duomo e per i quattro grandi medaglioni visibili nell’androne della Stazione Centrale che raffigurano il Lavoro, il Commercio, la Scienza e l’Agricoltura. Ma ci sono anche tantissime altre opere come le fontane La primavera per Rizzoli e Testa di Medusa, oggi posta nel cortile della biblioteca Ambrosiana. Forse, oggi, ci possono sembrare più interessanti le opere di architettura monumentale realizzate sui luoghi di teatro della Grande Guerra con l’architetto Greppi: ricordo solo i sacrari di Redipuglia e Monte Grappa, due opere che sfidano l’oblio con un impianto scenografico che con queste caratteristiche ha trovato realizzazione solo in Italia. Nel 1936 la famiglia si trasferì in un nuovo appartamento in via Palestro, mentre lo studio rimase in Corso di Porta Nuova. In seguito, la distruzione della casa di via Palestro a causa dei bombardamenti alleati, costrinse il nonno Giannino a ritornare in un appartamento di Corso di Porta Nuova vicino allo studio. Fu in quegli anni che una parte dei locali furono ceduti ai figli per attivare il loro studio di architettura».
Nel 1939 Achille non si era ancora laureato, e con Livio e Pier Giacomo progetta la prima radio in bachelite PHONOLA, che gli fa vincere la medaglia d’oro alla triennale. È l’unico lavoro firmato da tutti e tre i fratelli?
«Per quegli eventi curiosi della vita che coinvolgono i rapporti fra gli individui, i lavori realizzati dai tre fratelli assieme sono pochissimi. Alcuni sono stati realizzati da Livio con Pier Giacomo, altri da Livio con Achille (dopo la morte di Pier Giacomo), mentre nel periodo prebellico e nell’immediato periodo successivo, troviamo i prototipi delle radio firmati da tutti e tre. In seguito troviamo non più specifici disegni di oggetti, ma collaborazioni particolari come per le mostre. Una su tutte quella delle Vie d’acqua da Milano al mare del 1963, nella quale la collaborazione con Livio era focalizzata sugli effetti sonori e visivi. Era una delle prime volte che si sfruttavano le immagini visive e soprattutto gli effetti sonori per coinvolgere il pubblico in modo da sottolineare i concetti espressi nelle varie parti delle mostra».
La radio a quell’epoca aveva un ruolo fondamentale per la società. La musica, il suono e l’evoluzione tecnologica sono, tra le varie attività, una costante per la famiglia. Ma è vero che Livio aveva progettato artigianalmente una trasmittente in soffitta già nel 1928?
«Non ho informazioni di come sia stata progettata la radio che mio zio Livio aveva nella soffitta della casa di campagna a Lierna (LC). In quell’epoca (1928) non vi era una vera produzione di apparecchiature da radio-amatore, ovvero capaci di ricevere e inviare segnali audio. Gran parte di questo apparecchio è stato certamente assemblato direttamente da Livio con l’aiuto del cugino Tullio, che viveva con loro e che frequentava ingegneria al Politecnico di Milano».

Achille parlava di Livio come del «più matto dei savi e il più savio dei matti». Ci racconta qualcosa di lui e della sua influenza su Achille e Pier Giacomo?
«È difficile raccontare di Livio ed in particolare della sua influenza su Achille e Pier Giacomo. Certamente Achille aveva una grande stima di Livio, e con lui condivideva quel senso dell’ironia e del gioco che in vario modo troviamo anche nelle loro opere. Livio era più estroverso e coinvolgente verso le altre persone , mentre Achille era meno aperto verso gli altri e si limitava in un ambito più ristretto di persone conosciute. Tuttavia quando i fratelli si trovavano assieme gli eventi erano “esplosivi”, basta ricordare l’articolo pubblicato da un giornale svizzero nell’occasione del matrimonio del grafico Max Huber nel 1958 in cui una foto mostra i fratelli Castiglioni che con fumogeni e razzi interrompono la tranquilla vita di una piccola cittadina della Svizzera centrale».
Nel 1952 Livio andrà a lavorare come consulente per la Phonola, ed in seguito per la Brionvega, mentre per Achille e per Pier Giacomo, Gli anni cinquanta e sessanta sono stati periodi intensi dal punto di vista lavorativo e sostanziali per quello progettuale, caratterizzati da due eventi cruciali: la mostra Colori e forme nella casa d’oggi a Como (1957) e la mostra La casa abitata a Firenze (1965). Come si evolve la progettualità dei Castiglioni e cosa succede in queste mostre?
«Il sodalizio culturale e lavorativo fra Achille e Pier Giacomo è certamente un modello unico. Le due mostre, Colori e forme nella casa d’oggi a Villa Olmo, Como, e La casa Abitata a Firenze sono fondamentali nel percorso creativo di Achille e Pier Giacomo, perché in queste mostre vengono presentati prototipi innovativi (alcuni saranno commercializzati anche decenni dopo), ed innovativo è anche il contesto nel quale questi vengono posti, scardinando la struttura consolidata dell’arredamento dell’epoca. Un’analisi attenta delle immagini di queste mostre è in grado di evidenziare questi aspetti».
Nel 1965 Achille e Pier Giacomo realizzano il radiofonografo per la Brionvega, un modello bellissimo e tecnologicamente all’avanguardia. Ci racconta qualcosa su quel progetto?
«L’RR126 di Brionvega è certamente un oggetto interessante, sia perché all’epoca l’azienda aveva anche una leadership tecnologica, ma anche perché per la prima volta si cercava di rispondere alle esigenze dei melomani che volevano poter disporre di un unico strumento per ascoltare la musica. Questo apparecchio poteva quindi essere utilizzato unito, con le casse acustiche separate per esaltare la stereofonia e poi essere spostato facilmente negli ambienti dello stesso appartamento».
Nel 1966 Achille e Pier Giacomo progettano il sedile Allunaggio con tre anni di anticipo rispetto allo sbarco sulla luna, mai poi resterà un prototipo fino al 1980. Come mai?
«Per quanto riguarda Allunaggio, così come per molti altri oggetti disegnati dai Castiglioni, è rimasto a livello di prototipo per alcuni anni prima di diventare un vero prodotto inserito nella commercializzazione. Questo, in parte, è dovuto al fatto che alcuni oggetti sono stati realizzati come prototipi per mostre o altri eventi senza una vera committenza specifica, mentre altri, pur sviluppati attraverso una richiesta specifica, hanno poi avuto la necessità di periodi più o meno lunghi prima d’essere culturalmente acquisiti».
Pier Giacomo e Livio scompariranno prematuramente nel 1968 e nel 1979. Cosa cambia per Achille?
«La scomparsa di Pier Giacomo prima e Livio poi, segnarono psicologicamente Achille, che comunque continuò il proprio percorso creativo e culturale. Creativo anche grazie alla collaborazione di altri, che rende più articolata la sua produzione di oggetti, mentre dal punto di vista culturale l’insegnamento universitario gli permette di sviluppare la ricerca sugli oggetti “anonimi”, che caratterizzerà e influenzerà indirettamente la sua attività creativa».
Achille Castiglioni vanta 290 progetti di produzione industriale, 480 allestimenti, 191 progetti di architettura, ben 9 compassi d’oro e diverse lauree honoris causa, eppure il suo orgoglio più grande resta un interruttore. Come si spiega?
«L’interruttore Rompi-Tratta, per Achille è importante perché rappresenta l’essenza del disegno industriale, ovvero quel modo di progettare che, indipendentemente dalla persona che lo disegna e dalle mode, permette all’oggetto di vivere e di inserirsi nella vita di ciascuno di noi e in qualche modo di modificarla in meglio. L’interruttore prodotto in milioni di pezzi non è conosciuto perché disegnato da Castiglioni, ma milioni lo usano e ne traggono giovamento per il fatto stesso che continuano ad usarlo e trovarlo comodo per le loro esigenze».

Nel gennaio 2006 gli eredi di Achille Castiglioni hanno firmato un accordo quinquennale con la Triennale di Milano affinché lo Studio Museo Achille Castiglioni fosse aperto al pubblico e continuasse il suo articolato lavoro di archivio. Nei cinque anni è stato visitato da circa 28.600 visitatori. Per questo motivo e per gli innumerevoli progetti in cui è coinvolto lo Studio Museo, il 14 dicembre 2011 è nata la Fondazione Achille Castiglioni che prosegue il lavoro di catalogazione e digitalizzazione di tutto il materiale presente nello studio che continua a poter essere visitato.
Visionari, sognatori, con la loro creatività sono riusciti ad andare oltre il tempo, concretizzando l’obbiettivo di una vita: creare qualcosa che entrasse a far parte della vita di tutti. Oggi, domani, sempre: Castiglioni.