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Provincie Emiliane
(Andrea Tinterri, no.71 Velvet Blue - the resulting state)

Piazza Prampolini, Reggio Emilia, agosto, il caldo ritorna a infastidire anche la sera. Seduti ad un tavolino a una distanza dal palco che consenta d’ascoltarci: a PaoloSimonazzi di parlare e a me di scrivere (trascrivere) su un piccolo taccuino. Ambrogio Sparagna davanti ad una piazza che anche di lunedì sera si riempie. Non sono mai casuali i luoghi degli appuntamenti, non è un caso che Simonazzi abbia voluto come interferenza, ad una breve intervista, un percorso di musica popolare (nel senso alto del termine). C’è sempre una canzone che accompagna le mie fotografie, la partenza è sempre musicale. Amo l’americanità di Springsteen come il blues emiliano, il cantautorato di Guccini e quello che è stato il punk italiano di Lindo Ferretti.Una musica (e una parola) che spesso racconta del territorio in cui nasce e risiede, spesso senza soluzione di continuità, come fosse una dichiarazione d’appartenenza, una dichiarazione ideologica, politica, sentimentale. Lo stesso processo di interconnessioni che ha luogo nei progetti fotografici di Paolo Simonazzi: la provincia emiliana tra Parma e Reggio fino a raggiungere le sponde lombarde di Mantova. La mia è un’attrazione magnetica, i miei percorsi partano quasi sempre dai luoghi che abito e frequento; nascono, si sviluppano e si trasformano: quando ho iniziato a lavorare al progetto Mondo Piccolo non sapevo dove sarei finito. Avevo semplicemente la necessità di esprimere la mia partecipazione emotiva a questi luoghi. Questo progetto è nato nel 2006 dopo uno scatto nel piccolo paese di Soragna, nella provincia di Parma. Una folgorazione e poi una riflessione letteraria cheprocede tutt’oggi.La sollecitazione è piuttosto evidente, quel mondo piccolo descritto da Guareschi, quella provincia che diventava scontro politico in un momento in cui i partiti erano ancora capaci di riempire le piazze: spazi claustrofobici da cui ascoltare il crepitio di una massa in attesa di qualcosa. Nel 2006 conoscevo Guareschi solo attraverso la trasposizione cinematografica, non avevo ancora letto niente. La fotografia mi permette di aprire macro e micro mondi, di studiare, indagare. Guareschi è stato sicuramente uno di quelli come poi, poco dopo, sarebbe successo con il progetto “Cose ritrovate” e la scrittura di Raffaello Baldini e in particolare il testo “La fondazione”. Iniziare un percorso fotografico per me è come iniziare ad aprire continuamente link che mi portano a coprire nuove distanze.

Ma quello raccontato da Simonazzi è comunque un territorio che si sporca, è un’Emilia che spesso sa d’America, probabilmente filtrata dal suono del rock e da certa fotografia d’oltreoceano che ha guardato e che continua a osservare.
Come molti nati da queste parti la cultura americana è stata una contaminazione connaturale. Sembra quasi una contraddizione, l’Emilia di sinistra che guarda al mito dell’America, ma in realtà non è così, ci sono valori condivisi, comuni, che in qualche modo ci legano e ci rendono lontani parenti. Mi ricordo che il critico fotografico Paolo Barbaro aveva parlato di un’assonanza geografica tra la nostra pianura e il midwest americano. Chissà, forse aveva ragione.
Davanti a se ha un’acqua tonica con ghiaccio e limone, io una birra, la musica continua a condizionarci, guardiamo il palco, si fa qualche commento e poi si continua a buttare giù idee. Paolo tira fuori dalla tasca un foglio che aveva stampato per l’occasione, una citazione che forse basterebbe per concludere la nostra discussione sul suo lavoro, sul suo approccio con il paesaggio e con tutto ciò che lo anima. Ecco, vedi, è quello che ti dicevo prima, è una breve dichiarazione di Stephen Shore, è questo il punto: “to see something spectacular and recognise it as a photographic possibility is not making a very big leap. But to see something ordinary, something you’d see every day, and recognize it as a photographic possibility – that is what I am interest in.”E questa è anche la grande lezione di Luigi Ghirri.
Ed in questa apparente ordinarietà trova anche spazio l’ironia doverosa e necessaria per raccontare la provincia, quell’ironia dissacrante e tenera al tempo stesso che diventa una possibile chiave di lettura di questi luoghi. Simonazzi, partecipando al territorio come fosse attore lui stesso di quel piccolo mondo, capisce quell’intelligenza provinciale che è spirito di sopravvivenza, famigliarità con uno spazio difficile che deve essere esorcizzato, raccontato e non preso troppo sul serio. Come tutti i micro mondi che hanno proprie regole non scritte, che devono essere comprese e rispettate per poterne far parte, per essere accettati. Come il fiume che attraversa queste pianure, quel fiume sugli argini del quale “se l’ombra di un morto  viene a sedere vicino a te tu non ti spaventi e parli tranquillo con lei” (cit. Giovannino Guareschi).